Chi sopravviverà alla prova del tempo? Sfera Ebbasta?

Narrami, o Musa, della triste contemporaneità i tratti distintivi. Se non ne trovassi nemmeno uno degno dell’epica classica, obnubila fino al vuoto la nostra mente turbata.

Omero, se mai è esistito, ha dato l’immortalità a personaggi epici.

Beethoven ha ripagato con l’immortalità i suoi mecenati, dando i loro nomi alle sue composizioni.

Netflix ha messo sui suoi server il video di un camino scoppiettante che i più fantasiosi potranno mettere in loop vita natural durante.

Alla luce di questo misero confronto la domanda è d’obbligo: Chi avrà il privilegio di trasmettere il suo nome per i millenni a venire?

Considerando che Adolf Hitler ha inciso il proprio nome sulla storia con il sangue di milioni di persone, quale sacrificio richiederà la memoria della mediocrità contemporanea per le future generazioni?

I post sui social resisteranno fino a che i server delle grandi imprese tecnologiche sopravviveranno. E poi?

L’epica classica (quella delle parafrasi, ricordi? Io le ho odiate) era una sintesi di anni di leggende. Omero – se mai è esistito – si è occupato di dargli una forma scritta che rappresentasse appieno le gesta di questi grandi eroi.

L’epica e la leggenda hanno avuto un ruolo di enciclopedia religiosa, sociale, politica. In fin dei conti la trama di 300 era solo un’immenso spot pubblicitario per convincere tutta la Grecia ad andare alle armi.

Se andassimo ora a costruire un’epica, cosa racconterebbe?

Instagram, immensa vetrina mondiale, ci ricorda che centinaia di milioni di persone seguono i campioni dello sport e le celebrità. Questa vetrina potrebbe andare a creare un nuovo tipo di epica che potremmo chiamare istantanea: con un simile seguito queste persone potrebbero spostare gli equilibri nazionali (forse anche mondiali, chissà).

Ma cosa sta raccontando l’epica moderna? Immagini buffe e di animali, meme stupidi dalla durata infinitesimale, pseudocelebrità aggrappate alla fama come fosse aria.

La contemporaneità non sta dicendo niente a nessuno, ma schiamazza in cerca di cibo come le galline in un pollaio. E questo caos non fa bene alla natura umana, disperatamente bisognosa di una struttura.

La frase precedente non deve essere interpretata come “Ho bisogno di un dittatore\qualcuno che mi dica il da farsi”. L’umanità dovrebbe aver raggiunto la maturità, dopo la barbarie del passato, ma è più probabile che stia semplicemente tirando a campare fino a che il pianeta ci manderà affanc*lo una volta per tutte.

“The World is Fine, The People are Fucked” – “Il Mondo è a Posto, sono le persone ad essere fott*ti” diceva quel genio di George Carlin.

Preferiamo guardare su Netflix il video del Camino in loop, la triste constatazione che non possiamo permetterci un camino, piuttosto che guardare fuori dalla finestra il cielo.

Una sottile metafora per: “Vediamo la ciglia nell’occhio ma non notiamo la trave in c*lo”.

Che epica stiamo raccontando dunque? 

Sticazzi, tanto nessuno resterà per studiarla.

 

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