Politica

001# – Buonisti un c*zzo

Avere un minimo di dignità umana coincide con odiare la popolazione autoctona?
Non è così, anche se la Politica lo pensa

Buonista.

In Politica questa parola si sente con una frequenza inaudita e, per non saper né leggere né scrivere, ho avuto sempre l’impressione che fosse utilizzata nel modo sbagliato.

Come viene utilizzato ultimamente il termine “Buonista”?

Se si considerano gli utilizzi medi del Governo al Potere, i Buonisti sono persone che non hanno il quadro d’insieme e non hanno il coraggio di fare tutto il possibile per migliorare la situazione. E’ un termine utilizzato prevalentemente nei confronti degli schieramenti politici e delle personalità di spicco che si oppongono a politiche estreme nella gestione dell’immigrazione.

Dati questi assunti di base, ho fatto quello che qualsiasi ignorante farebbe: ho cercato su internet (ma, nonostante la ricerca, credo ancora nei vaccini). Se si va sul sito della Treccani e si cerca il termine Buonismo appare quanto segue: Ostentazione di buoni sentimenti, di tolleranza e benevolenza verso gli avversarî.

Quali avversari? Gli immigrati? Per i buonisti? I buonisti considerano gli immigrati gli avversari? Eh?

La lingua è fluida, ma l’utilizzo del termine buonista nelle lotte politiche è un controsenso in termini. Ci ostiniamo a lasciare la parola a non professionisti: è come permettere a mia madre settantenne di gestire un reattore nucleare. Magari funziona, più probabilmente l’Europa verrebbe sterminata.

Qual è il problema? I politici non hanno una chiara conoscenza dell’italiano o il dibattito politico assomiglia ogni giorno di più ad una lite nel cortile di una scuola elementare, dove si ricorre ai nomignoli per attaccare quello che ti ha rubato la caramella?

C’è una terza alternativa, più oscura e più pericolosa: che non sia il politico a stabilire la linea di condotta da seguire, ma sia il comunicatore dietro al politico a decidere (Qui e qui un paio di articoli interessanti sui maggiori partiti italiani – la comunicazione degli altri schieramenti è in uno spettro compreso tra l’inesistente e il ridicolo).

La comunicazione politica lavora sulla costruzione di una narrazione epica nel solco emotivo che scuota una percentuale più possibile elevata della popolazione. Se l’assunto complottistico di cui sopra avesse un qualche fondamento, vorrebbe dire che a guidare lo stato non ci sarebbe professionale qualificato, quando gli istinti più potenti dell’essere umano, quelli in grado di ribaltare il risultato di un’elezione – per chiarirci: scopare, mangiare, dormire. A seguire: sicurezza e appartenenza ad un gruppo, seguendo la Piramide di Maslow.

Io e molti altri faremmo di tutto per avere 2 click in più, compreso scrivere oscenità o pubblicare tette.  Ma se questi fossero i principi alla base della politica contemporanea ci potrebbe essere più di una ragione per preoccuparsi.

W le tette!

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